Le parole... pesanti ma impalpabili, ordinate nel vocabolario ma caotiche nel quotidiano, urlate e silenziose, ricercate con ossessiva perizia dal poeta e dissipate dalla logorrea dei ritmi frenetici.

Meravigliosi oggetti le parole. Vanno e vengono come un'onda e con analoga dinamica s'infrangono sugli scogli della sordità.
L'udito è la coda... nel futuro ne saremo privi, vinti dalla cessazione d'uso.

Forse ci salveranno gli occhi: l'immagine, con il suo eloquente silenzio, sarà in grado di farsi sentire dalle orecchie dell'anima. L'anima, la più profonda e sofisticata ascoltatrice, la muta consigliera capace di urli e sussurri.

E, in estrema sintesi, cos'è una fotografia? Una strada che la parola non osa percorrere fiaccata da un'insospettabile povertà, da un abuso che ha teso a ridurla in pochi e logori vocaboli tristemente adottati per esprimere sempre gli stessi concetti.

 

 

 

 

 

 

 

 

Per spiegare le immagini rubate dall'obiettivo di Fabio Pironi di Bondeno usiamo il termine Gioia, sapendo di privarle di parte della loro essenza. Potremmo forse impiegare un lessico più appropriato? Finiremmo con il pescare nel mare dei sinonimi e il risultato sarebbe, come dicevano i nostri vecchi, una minestra riscaldata.

Felicità, gaiezza, allegria, festosità, beatitudine... è tutto negli scatti, nel diario di viaggio dell'autore, ma c'è un mondo d'altro, ci sono sensazioni inesprimibili, c'è l'occhio di chi ha visto ed ha elaborato un pensiero impossibile da annotare con carta e penna, c'è un ricordo che lentamente riaffiora e riacquista i contorni nel chiuso di una camera oscura. Oscura come la spinta che ha catturato un'immagine sacrificandone un'altra.