Partendo dall'idea che il lavoro di Fabio Pironi di Bondeno ha quale oggetto la sensazione, lo stimolo della percezione, si prova piacere nel sentir affermare che la gioia di vivere traspare da ogni sua immagine.

L'artista ritiene che la fotografia simbolica, così diversa da quella tradizionale, offra spunti all'arte dell'osservazione, per poi divenire, una volta stampata, nelle sue forme più importanti e riuscite, scaturite da momenti d'estremo idealismo, qualcosa da venerare, sino a sostituire quello che nel culto degli antenati era rappresentato dalle figure di terracotta.

Credendo fortemente nell'autodidattismo, in una scuola di pensiero senza maestri, Fabio Pironi di Bondeno è divenuto uno dei padri della fotofilosofia, il mezzo espressivo più idoneo ai suoi ideali socio-politici.

Come tutti coloro che credono veramente nell'arte, che sentono pulsare nella loro anima la volontà di creare, di tirare fuori dal nulla un prodotto rappresentativo, l'artista si è sentito molto spesso un perseguitato, una persona che non riesce ad impedire che scorrano dinanzi ai suoi occhi, senza lasciare traccia del loro passaggio, momenti unici, essenziali, simboleggianti la forza della Vita, la sua consistenza e convivenza tra la lucida follia dell'Uomo e la sua saggia consapevolezza.

In un linguaggio non verbale, ma nello stesso tempo non ermetico, ha cercato di usare la fotografia per far emergere i momenti importanti costituiti da fatti reali, veri e propri confronti tra la vita degli umili, dei popoli rimasti incontaminati dal folle progresso, e coloro che hanno intrapreso la strada senza uscita del materialismo più sfrenato, in cui le sensazioni, i piaceri, gli attimi di benessere, vengono scambiati per felicità.

L'autore ha rinunciato spesso al flash per non mutare l'essenza delle situazioni, le emozioni di quel dato momento, che deve divenire una sorta di denuncia anacronistica con la consapevolezza che in tal modo si sarebbe escluso da una società volta al progresso ma dal destino segnato.

Ostinandosi in tale contesto, ha cercato il giusto compromesso per conservare al meglio la purezza dell'arte fotografica, lo splendore del complicato, ed allo stesso tempo semplice, marchingegno che consente di plasmare la luce affinché essa scolpisca il messaggio che deve successivamente giungere dinanzi gli occhi dell'osservatore.

 

Tale impulso è stato la forza che lo ha spinto verso confini sempre più remoti alla ricerca della Gioia ancestrale, presente soprattutto tra i sorrisi di chi non ha nulla ma possiede il bene più importante: la libertà, anche dalle cose.

Il percorso artistico e mentale dell'autore ha seguito la rotta di un viaggio primordiale alla ricerca di luoghi incontaminati, dove la Gioia è l'unico dovere sociale.

Viaggiando da un'isola all'altra, egli ha cercato di disegnare una precisa rotta dove i tradizionali continenti sono scomparsi, per essere sostituiti da territori universali che si chiamano Amore, Purezza, Amicizia e Natura, e dove le uniche coordinate che abbiano un valore sono quelle tracciate sugli assi cartesiani delle emozioni e dei sentimenti.

Nelle sue infinite peregrinazioni, Fabio Pironi di Bondeno, sebbene ne abbia avuto ampiamente la possibilità, non ha mai usufruito delle immagini scioccanti di miseria e morte che si paravano dinanzi al suo obiettivo, collocandosi così, senza rammarico, in una posizione di outsider rispetto alle mode del fotogiornalismo. Per un'ampia eccezione del termine di onestà morale ed intellettuale, egli non ha mai sfruttato le disgrazie dell'umanità per arricchirsi.

Proprio perché in contrasto con le brutali immagini a cui siamo abituati, che hanno addirittura plagiato il nostro io rendendolo sempre più esigente in tema di crudeltà, come accade nella cinematografia, l'artista ha proposto un ritorno della filosofia alla portata di molti, un'arte sottile e ragionata che induce le persone alla riflessione.

Questa è la sua Gioia, vedere che, nonostante tutto, nonostante l'ingannevole apparenza, nel cuore della gente occidentale vi è ancora posto per i sentimenti e soprattutto per la riflessione e non solo, per una paradossale visione della Vita simboleggiata dallo slogan "there is no way like the American way".

Inducendo alla riflessione, il suo rapporto con la solitudine, alquanto contraddittorio, recriminato ma ampiamente desiderato, sarà quindi servito a qualcosa e così le sue fatiche, talvolta al limite delle possibilità.