(seconda parte)

 

 

 

 

"Il primo passo nella riscoperta di questo equilibrio è la cultura vegetariana. L’uccisione di un altro essere, qualunque esso sia, è sempre un atto di supremazia e la semplice constatazione che il sangue o l’atto in sé ci ripugnano, dovrebbe indurci a meditare. Nessuno ha il diritto di togliere la vita se non per salvaguardare la proprio esistenza."

 

 

"Lasciamo che i nostri figli giochino con animali di plastica e di pelouche per cibarli poi con le carni di quegli stessi animali che, anche se inanimati, hanno offerto loro compagnia e tenerezza. La vita deve essere rispettata anche quando si manifesta nelle forme più ripugnanti o di piccole dimensioni."

 

 

"Gli animali fanno parte di un fragile equilibrio dal quale anche noi dipendiamo e non possiamo dimenticarlo, anche se ottenebrati dal nostro delirio di onnipotenza."

 

 

"Il più grande errore commesso dall’Uomo, avallato da troppe religioni, è stato quello di credersi unico e privilegiato figlio di Dio, ritenendo che l’universo intero fosse a sua disposizione. Egli non ha mai compreso l’esistenza di un filo logico che ci lega a tutto il resto, rendendo impossibile alterare questo fragile equilibrio senza pagarne, successivamente, le conseguenze."

 

 

E’ inutile sottolineare, in questa sede, come i più recenti studi nutrizionistici abbiano messo in evidenza la minore incidenza di malattie cardiovascolari, tumori, ipertensione e diabete in coloro che adottano una dieta vegetariana, poiché la scelta di un’alimentazione che escluda esseri viventi nasce, innanzi tutto, da considerazioni di carattere etico e spirituale.

 

 

Uno degli elementi fondanti di tutte le grandi religioni è costituito dalla compassione (dal latino cum passione = desiderio di partecipare all’altrui dolore con la speranza di lenirlo) verso ogni essere vivente e dal conseguente rifiuto di uccidere. Nel "Dhammapada" il Buddha disse: "In futuro, alcuni sciocchi sosterranno che io ho dato il permesso di mangiare carne, e che io stesso ne ho mangiata, ma io non ho permesso a nessuno di mangiare carne, non lo permetterò ora, non lo permetterò in alcuna forma, in alcun modo e il alcun luogo. E' incondizionatamente proibito a tutti", perché "mangiare la carne spegne il seme della grande compassione".

 

 

Nei testi sacri dell’Induismo, i Veda, si legge che "si diventa degni della salvezza quando non si uccide alcun essere vivente" e ci astiene, in ogni caso, dal cibarsene perché ciò presuppone l’atto di uccidere e "chi uccide gli animali non può provare piacere nel messaggio della verità assoluta".

 

 

Anche nella Genesi si legge che gli uomini hanno dalla terra tutto ciò che necessita loro "Ecco, vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto che produce seme: saranno il vostro cibo" (1, 29), senza bisogno di ricorrere alla carne, anzi si legge che "non dovreste mangiare la carne, con la sua vita, che è il sangue".

 

 

"Un’alimentazione basata sull’uccisione giornaliera di milioni di animali, costretti a sopravvivere in condizioni allucinanti, come mera pastura per gli esseri umani, e considerati come un semplice dato statistico finisce col generare il disprezzo per la vita di qualsiasi essere vivente."

 

 

Il vegetarianismo rifiuta l’alibi dello specismo (che consente di tacitare la nostra coscienza di fronte a crimini quali la vivisezione, perché commessi su di un essere non appartenente alla razza umana) per affermare il principio dell’uguaglianza di tutti gli esseri senza discriminazioni di razza, sesso o specie.

 

 

"E’ profondamente ipocrita considerare degni di attenzione e di tenerezza un cane o un gatto e rimanere indifferenti di fronte alla macellazione "rituale" degli agnelli pasquali, così come è illogico pensare che gli animali debbano subire le violenze degli uomini in virtù di una presunta superiorità razziale."

 

 

Il vegetarianismo è, pertanto, un mezzo e non un fine, poiché la scelta alimentare è motivata dalla volontà di estendere ai non-umani la considerazione morale, per renderli soggetti in una società che li considera oggetti e farli partecipi di alcuni diritti fondamentali che sono considerati tali solo per la specie umana.

 

 

"Nel corso dei secoli, siamo riusciti a distruggere ciò che era stato creato per noi, il paradiso terrestre, ed ora cerchiamo, inconsapevolmente, di reinventare ciò che abbiamo annientato."

 

 

"Ci siamo autodefiniti esseri "intelligenti e pensanti" e non riusciamo a comprendere che dovremmo venerare e non distruggere il Creato. La nostra opera dovrà partire dai bambini, ai quali dovremo insegnare ad amare, nel senso vero del termine, ciò che ci circonda."

 

 

"Un fiore non va colto, ma ammirato: esso è vivo e splende per i nostri occhi e per la vita stessa. Così è per l’intero Universo..."

 

 

 

 

Le citazioni sono tratte dal libro "Neopaganesimo Razionale"

di Fabio Pironi di Bondeno.

La riproduzione è permessa solo con l'autorizzazione dell’autore.